“To paraphrase several sages: Nobody can
think and hit someone at the same time.”
Susan Sontag, Regarding the Pain of Others

L’iperviolenza anarchica e surreale dei cartoni animati degli anni quaranta (Looney Tunes, Tom e Jerry e compagnia) può lasciarci allibiti: un prodotto per bambini in cui i personaggi tentano di uccidersi nei modi più fantasiosi e cruenti. Ma quegli scontri all’ultimo sangue (che in realtà non scorre mai, sublimato in stelline e uccellini cinguettanti) sono troppo estremi per essere presi sul serio, e poi si tratta pur sempre di animali disegnati. Pensate il mio sbalordimento, allora, nel vedere “The Rough House”, una comica del 1917 scritta, diretta e interpretata da Roscoe “Fatty” Arbuckle e Buster Keaton. Quella stessa violenza insensata e parossistica qua prende corpo (quello straripante di Arbuckle e quello da bacchetta che non si spezza di Buster), si sostanzia nella carne e nelle ossa, diventa molto più vera e sconcertante. I protagonisti si spaccano piatti e vassoi in testa, si lanciano (centrandosi in piena faccia) coltellacci da macellaio di quaranta centimetri, si versano caraffe di caffè bollente nei calzoni (il tutto incorniciato da una camera da letto che prende fuoco nella prima scena e da una sparatoria finale) e non sono disegnati, e non sono gatti topi conigli antropomorfizzati. Ma d’altronde abitano un mondo al di là di ogni ragione, in cui un giudice intima a due condannati (Keaton e Al St. John) di scegliere: o la prigione o diventare poliziotti.

Altri motivi per vederlo: le scene in cui Roscoe “Fatty” Arbuckle apparecchia la tavola e serve il brodo sono esilaranti.

Nota: a un certo punto Arbuckle si esibisce in una “danza dei panini”, che Chaplin riprenderà e renderà celebre qualche anno dopo.

“Tous les journaux féminins vous le confirmeront,
le bonheur est une recette de cuisine.”
Daniel Pennac, La petite marchande de prose (1990)

Capita ogni tanto, durante la settimana, di solito verso la fine, che ti trovi con tutta una serie di cibarie aperte, di roba parzialmente usata ma non finita, di avanzi in frigo, e ti inventi una ricetta dove infilare tutto insieme, ti adoperi per far coesistere gli ingredienti e trasformarli in qualcosa di commestibile, per non sprecare nulla e sopravvivere ancora un giorno senza dover fare la spesa.
Ecco, questo è ciò che diventa la vita, a un certo punto.
E non serve che vi dica che non è il piatto da servire la prima volta che la invitate a cena a casa vostra, vero?

“Dogs believe they are human. Cats believe they are God.”
Jeff Valdez

Ho sempre preferito i cani ai gatti, chi mi conosce lo sa, ma non posso non riconoscere ai felini una certa superiorità.
Insomma, una volta smascherato Pavlov, i cani hanno continuato a sbavare come se non avessero imparato nulla da quel ridicolizzante esperimento.
Prendete i gatti, invece. Schrödinger ci è andato giù molto più pesante: altro che cibo e campanelli, quello ha sfoderato cianuro e sostanze radioattive; ciononostante, anzi, proprio con freddo disdegno per quel fisico da due soldi e una sola vita, ogni volta che un gatto vede una scatola ci salta dentro in sprezzante segno di sfida.

“The thing under my bed waiting to grab my ankle isn’t real. I know that, and I also know that if I’m careful to keep my foot under the covers, it will never be able to grab my ankle.”
–Stephen King, Foreword to Night Shift (1978)

La sera, prima di andare a dormire, do sempre un’occhiata sotto il letto per controllare che non ci siano mostri.
Che stupido, direte, ma quanti anni hai?
E ancora non vi ho rivelato che ho un futon…

“I send a heart to all my dearies / When your life is so, so dreary / Dream”
Smashing Pumpkins, “Mayonaise” (Siamese Dream, 1993)

T’ho detto ti amo mille e una volta,
tu non ti giri. Per favore, ascolta!
T’ho detto ti amo una volta ancora,
non lo capisci, neppure ti sfiora.
Ti ho detto getèm, ti ho detto ailoviù,
solo silenzio, una volta di più.
L’ho detto più volte, da buon testardo.
Zero risposte, neanche uno sguardo.
Te l’ho scandito, l’ho detto di fretta:
neppure ti volti, non mi dai retta.
Per quaranta giorni e quaranta notti,
come quarantacinque giri rotti,
te l’ho detto settanta volte sette…
E togliti, cazzo, quelle cuffiette!

“Darwinian Man, though well behaved,
At best is only a monkey shaved!”
–Sullivan & Gilbert, Princess Ida, Act II

Gli scarafaggi, si sa, saranno gli unici esseri a superare la prossima estinzione di massa.
E se quindi “La Metamorfosi” di Kafka fosse più ottimista di quanto sembri e prefigurasse l’evoluzione ideale della specie? Un’utopia darwiniana?

“I’m the Turtle, son. I made the universe, but please don’t blame me for it; I had a belly-ache.”
Maturin the Turtle, in Stephen King, It (1986)

Secondo i cosmologi, nei primissimi minuti successivi al Big Bang, per mezzo della nucleosintesi, si sono formati gli elementi primordiali e fondanti dell’universo: l’idrogeno, l’elio e, in quantità minori, il deuterio e il litio.
Questo per farvi capire che non appena si sono messe in moto le cose c’è stato bisogno di un rimedio per l’ansia.

Time may be a great healer, but it’s also a lousy beautician.
–Unknown

La vita è un appuntamento dall’estetista: gli strappi decisi fanno male, ma il vero problema è la ricrescita dopo.

We have not the reverent feeling for the rainbow that the savage has, because we know how it is made. We have lost as much as we gained by prying into that matter.
Mark Twain, A Tramp Abroad (ch. xliii, 1880)

alla fine dell’
arcobaleno c’è sol-
tanto un altro no

A door is what a dog is perpetually on the wrong side of.
―Ogden Nash, Private Dining-room and Other New Verses

Quando si chiude una porta, si apre un portone. Dall’altra parte della porta chiusa.

Quando si chiude una porta, spesso ci lasci anche il dito in mezzo.